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Veni, vidi, vici: 3 punti a La Spezia. Ma che brutti i cori contro Napoli e Maradona

Rilevanti

7 Febbraio 2023

Tre a zero e tanti saluti. “E qui non ci torneremo mai più”, verrebbe da aggiungere ad un Napoli che va via da La Spezia come uno ospite sgradito, il quale dopo un’ottima vacanza se ne ritorna con qualche rammarico di troppo in merito all’accoglienza ricevuta. Si, perché, in effetti è stato un soggiorno breve, quello degli azzurri in Liguria. Un weekend fuori porta per rinfrancarsi dalle fatiche ed essere soddisfatti del lavoro svolto. Un passeggiata di salute al Picco, la cosiddetta sgambata, ossigeno per gambe e cervello in attesa di giorni emotivamente intensi. Ma alla location diamo zero, per dirla alla Borghese.

Brutti i cori degli spezzini nei confronti dei napoletani e di Maradona, riprovevoli le minacce sugli spalti, rivedibile la gestione dell’afflusso dei tifosi residenti. Non sono le immagini del calcio che vogliamo, le lasciamo andare a 24fps come fossimo al cinema, ci teniamo cara, incorniciata quella di Osimhen che durante il riscaldamento colpisce con una pallonata una ragazza in curva e corre da lei per rassicurarsi delle sue condizioni. Questi sono i campioni, in campo e fuori, figure dalle quali prendere esempio.

Veniamo alla partita, perché l’attaccante mascherato da quegli spalti ci è poi sceso e sarebbe stato meglio per gli avversari si fosse perso in chiacchiere. Sembrava spento il Napoli durante i primi 45’ minuti, ma era in modalità risparmio energetico come una tv. Si è comportato bene lo Spezia, è una squadra gattogottiana: ordinata, corale, ferrigna, antica. Ha lasciato pochi spazi e poche gambe azzurre muoversi incontrollate. Quelle che sguazzavano via erano colpite come all’acchiappa la talpa. Ha concesso praticamente nulla, oscurato Kvara con un Agudelo formato Kantè, è un ragazzo da osservare con attenzione. Avessero la forza di realizzare i bianconeri potremmo parlare di una squadra dalla salvezza facile.

L’ha guardata il Napoli, l’ha lasciata fare, oramai non è più una squadra che ha bisogno di spezzare gli avversari, li attraversa. Gli azzurri non sono più uragano, quello che forse Spalletti vorrebbe, sentendolo parlare ai microfoni. Sono una goccia, come quella della tortura cinese, prima o poi perforano. Nel primo tempo hanno assecondato l’orologio, forzato mai.

Poi Politano ha preso il posto di un Lozano freddo e ammonito. Dopo 15 secondi dal suo ingresso per chiudere sull’ex Sassuolo, Reza l’ha presa di mano in area. Sul dischetto ci è andato Kvaratskhelia e ha fatto l’1-0. Il canovaccio della gara non è cambiato. Si è aspettato il momento. Il primo 2-0 di Osimhen in contropiede è stato annullato per una strattonata a Caldara generosa. Il secondo, invece, è stato il manifesto del cinismo. Gli spezzini hanno cincischiato in difesa e alzato un campanile, su quella palla si è fiondato Black Panther Osimhen, che è andata a prendersela più in alto anche delle braccia del portiere (68’). Poco dopo esser riatterrato, ha fatto anche il terzo Victor. Altro pasticcio difensivo degli uomini di Gotti, Kvara ha ringraziato, raccolto e servito il compagno d’attacco (73’), che ha fatto sedici! Sedici in ventuno partite, significano capocannoniere del campionato.

Quel campionato che è tutto del Napoli e del suo uomo di riferimento. Quel campionato che quasi non basta più. Manca troppo tempo alla fine e troppi sono i minuti di vantaggio. Come chi deve impegnare il tempo trovandosi un hobby, gli azzurri paiono averlo già trovato. Si chiama Champions. Ne ha parlato prima De Laurentiis, poi Spalletti, ne sono stuzzicati i ragazzi. Gli azzurri sono così tanto che l’Italia non basta più, il nuovo orizzonte è l’Europa, il palcoscenico dei grandi, perché è quello che ormai si è.


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